L’ondata di caldo che sta interessando l’Italia e diversi Paesi europei rende sempre più difficili le attività lavorative all’aperto. Per proteggere i lavoratori maggiormente esposti ai rischi delle alte temperature, numerose regioni italiane hanno introdotto ordinanze che vietano il lavoro nelle ore più calde della giornata.
Le misure riguardano soprattutto settori come edilizia, agricoltura, florovivaismo, cave e logistica, ai quali in alcune regioni si sono aggiunti anche i rider. Il divieto scatta generalmente dalle 12:30 alle 16 nei giorni in cui il sistema Worklimate 3.0, sviluppato da INAIL e dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), segnala un livello di rischio elevato per chi lavora all’aperto.
Attualmente hanno adottato provvedimenti specifici regioni come Lombardia, Piemonte, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Puglia, Umbria, Abruzzo, Calabria e Sicilia. In Veneto, invece, è stato scelto un approccio differente basato su un protocollo che prevede la rimodulazione degli orari di lavoro, pause frequenti, idratazione e sorveglianza sanitaria.
Parallelamente, il Ministero della Salute continua a monitorare la situazione, segnalando condizioni climatiche potenzialmente pericolose anche per le persone sane. Le aziende che non rispettano le ordinanze rischiano sanzioni, mentre quelle costrette a sospendere le attività possono richiedere la Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (CIGO), riconosciuta nei casi di temperature percepite superiori ai 35 gradi o di rischio climatico elevato.
Con l’aumento della frequenza delle ondate di calore, la tutela della salute dei lavoratori all’aperto sta diventando una priorità sempre più importante per Istituzioni, imprese e autorità sanitarie.